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Fiori di carta

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Quando una persona  cara va via la mente s’inventa mille modi per tenerla a sé.  Dopo lo smarrimento iniziale, dove la disperazione ha il sopravvento, mandando in frantumi certezze ed equilibrio, comincia un lento lavoro di ricostruzione dei ricordi, che come schegge di diamante feriscono e simultaneamente leniscono la sofferenza.

Snapshot_20141208Quando mia madre andò via, in modo improvviso, con la sua personalità apparentemente fragile mi tornarono alla mente, tutti i suoi insegnamenti, che fino ad allora avevo sapientemente ignorato. I suoi consigli semplici, le sue delusioni sofferte e tutto quello che da lei era stato amato. Desiderai averne la presenza reale a portata di visuale e per questo non mi bastò una sua foto. Non disegnavo dai tempi delle medie e di certo non era neppure la materia in cui eccellevo, ma con foglio e matita ne descrissi “alla meglio” i contorni del viso , lo splendore degli occhi e la dolcezza dello sguardo in una sua immagine ragazzina della carta d’identità.
Rielaborai nei ricordi quotidiani e amai ciò che lei aveva amato: i suoi fiori, profumati e rari, elementi preziosi di una specie di collezione botanica tutta sua. Non avendo il suo “pollice verde” e desiderando ugualmente di circondarmi dei suoi fiori, cominciai a spandere anche un po’ a caso su tele e tavolozze tubetti di colore che quasi per miracolo riportavano in vita fluorescenze di rose ed altri fiori nei quali percepivo il suo assenso.

Tornai spesso nel suo frutteto a passeggiare tra i suoi alberi d’ulivo, piantati e curati come figli, uno per uno, con la consapevole fiducia che un albero è dono essenziale della natura generosamente offerto anche ai posteri. Riascoltai le sue canzoni preferite, melodie di amori romantici e di perdoni ad oltranza. Amai di più mio padre, ne rispettai la sofferta assenza.

Snapshot_20130531_12Tutti i suoi piccoli ninnoli li tenni per me, come anche un ventaglio di plastica, una maglia estiva, uno scialle che avevo confezionato con le mie mani per un laboratorio scolastico e moltissime minuscole chicche sparse per casa in cassetti e armadi che mi riconducono a lei.
Non porto fiori alla sua ultima dimora, non più da tanto.
Lei è sempre con me, in ogni oggetto che mi circonda legato a brevi incisivi ricordi. Continua ad assistermi con l’esempio della sua essenza incoraggiandomi con la forza della materna e indelebile impronta, in una sorta di cordone ombelicale che sopravvive alla morte, perché l’Amore in assoluto e quello speciale di una madre, compie il miracolo colmando l’Eterna Assenza.

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